domenica 14 dicembre 2014

panettone con la MdP (macchina del pane)

si avvicinano le feste, quindi ho rispolverato questa ricetta che ho usato lo scorso anno per preparare dei panettoncini che poi ho regalato ad amiche e vicine di casa


160 gr di di latte
360 farina (metà manitoba e metà 0)
1/2 cubetto di lievito
100 gr di burro
1 cucchiaino di sale
200 gr di zucchero
100 gr di uvetta
1 bustina di vanillina
3 tuorli
buccia di limone grattuggiata o una fialetta aroma limone
1° fase:
mettere la manitoba, 80 grammi di latte, il lievito, 3 cucchiaini di zucchero e avviare il programma impasto , nella mia mdp dura 90 minuti
2° fase
avviare di nuovo il programma impasto, amalgamare uno alla volta i 3 tuorli, zucchero, sale, burro fuso , vanillina ,farina 0,aroma e latte
3° fase
avviare il programma dolce, quando suona il bip aggiungere l'uvetta precedentemente ammollata e strizzata


per fare i panettoncini alla 3° fase ho usato di nuovo il programma impasto, poi ho messo il panettone negli stampini e ho cotto in forno a 180° per circa 45 minuti






venerdì 12 dicembre 2014

13 dicembre S. Lucia

In Sicilia, il 13 dicembre non si mangiano ne' pane ne' farina di frumento, ma solo legumi e verdure. E la cuccìa.
La tradizione vuole che nel 1646 una grave carestia avesse colpito la città di Siracusa e per questo il vescovo avesse invitato la cittadinanza a pregare. 
Il 13 dicembre mentre tutta la città era radunata in cattedrale per la messa,  entrarono in porto alcuni bastimenti carichi di legumi e grano. 
Da allora, per ricordare il miracolo, in tutta la Sicilia, ma a Siracusa in particolare, in questo giorno si mangiano legumi, le panelle,  frittelle di farina di ceci che in realtà costituiscono uno dei famosi "cibi da strada" siciliani, le castagne lessate, la ricotta e la cuccìa, dolce a base di grano cotto e ricotta di pecora, di cui riporto  la ricetta. Il nome cuccìa pare derivi dal verbo "cucciare", cioè mangiare un chicco alla volta.

Ingredienti: 
500 g. di grano
1,5 kg. di ricotta, possibilmente di pecora
450 g. di zucchero
300 g. di frutta candita
150 g. di cioccolato fondente
granella di pistacchi q.b.
cannella in polvere q.b.
un pizzico di sale

Preparazione:
tre giorni prima della preparazione mettere a bagno il grano in acqua fredda, cambiando l'acqua tutti i giorni.
Al terzo giorno scolare il grano e metterlo a cuocere in una pentola ben ricoperto di acqua per 8 ore, oppure in pentola a pressione per un'ora. 
Nel caso si vogliano velocizzare i tempi, è possibile utilizzare il grano già cotto in vendita oramai in tutti i supermercati.
A fine cottura il grano va lasciato riposare per tutta la notte dentro la sua acqua di cottura.
Lavorare la ricotta e lo zucchero in una ciotola capiente, usando le fruste dello sbattitore elettrico e quando diventa una crema, lasciarla riposare per mezz'ora, poi aggiungere la frutta candita tagliata a cubetti finissimi,  il cioccolato fondente a pezzetti e il grano cotto ben scolato.
Amalgamare il tutto e dividere nelle coppette individuali, decorandole con la granella di pistacchi e la cannella in polvere.





domenica 22 giugno 2014

Ciao Marina

Venerdì sera avevo pubblicato qui la ricetta del gazpacho andaluz che Marina Cepeda Fuentes aveva postato sulla mia bacheca, a grande richiesta, e in seguito a un mio errore madornale nel prepararlo. Subito dopo, chiacchierando con lei, che si lamentava di non riuscire più ad entrare nel suo meraviglioso blog, le avevo chiesto se voleva far parte della nostra famigliola coniglia, scrivendo qui i suoi pezzi. Aveva accettato e ne ero davvero felice. Poi le avevo ricordato che martedì sarei stata a Roma al Coniglio da camera e c'era il mezzo progetto di vederci, poi ci eravamo salutate perchè doveva scrivere un articolo su quei fichi che lei amava tanto, di cui aveva un albero in giardino e a cui non sapeva resistere. E' stata l'ultima volta che ci siamo sentite.
Sandra e io siamo addolorate e ci mancherà tantissimo, una grande amica, dolcissima, presente, allegra nonostante tutto, giornalista precisa e attenta, cuoca sopraffina.
Lascio qui il link al suo blog, per chi volesse continuare a bearsi dei suoi bellissimi e puntualissimi articoli.
http://www.marinacepedafuentes.com

venerdì 20 giugno 2014

Il Gazpacho Andaluz di Marina Cepeda Fuentes

Marina Cepeda Fuentes, famosa cuoca itagnola amica dei conigli da tanti anni ci onora della sua amicizia anche su facebook e siccome qualche giorno fa io avevo provato a fare il gazpacho, commettendo diversi errori, ecco qui la sua autentica ricetta.

20 GIUGNO: A PROPOSITO DEL VERO GAZPACHO ANDALUZ, ovvero, LA RICETTA DI MIA NONNA

Allora, care amiche SandraCarolinaAnna P, e altre: precisiamo, passo a passo, la questione cipolla si cipolla no. 

1. gli ingredienti del gazpacho, una volta, quando non c'erano i frullatori, venivano pestati ("majados") con il pestello ("maja") in un recipiente di legno oppure di terracotta ("lebrillo").
Vi immaginate quel che poteva accadere a chi pestava la cipolla fino a ridurla una cremina? Avrebbe pianto tutta la giornata!
La cipolla possiede infatti degli enzimi, detti “allinasi”, che quando si taglia e, soprattutto se si trita, si scatenano come fosse del gas “nervino”! Insomma, producendo quella irritazione agli occhi che tutti conosciamo!

2. inoltre il sapore della cipolla cruda pestata è talmente forte che nel gazpacho sovrasterebbe quello degli altri ingredienti e il gazpacho non sarebbe quell'armonia del palato che è tuttora, persino fatto col frullatore!

3. la cipolla, se piace, si mette nel piatto alla fine, tagliata molto piccola.

4. la ricetta “verace” andalusa è quella ideata dai contadini, dai falciatori che in estate rimanevano da sole a sole e avevano con loro, come i pellegrini nelle loro bisacce, AGLIO (perché curativo e contra insetti e serpi), PANE raffermo, ACQUA fresca di sorgente, e qualche ortaggio fresco della stagione estiva: POMODORI, PEPERONI, CETRIOLI...
Nel periodo della vendemmia - i miei nonni la facevano – si mettevano nel piatto pezzetti di pane tostato e acini d’uva fresca: ed era una delizia!

5. dopo l’evento di frullatori, termo mix, ecc. c’è gente che mette la cipolla nella base della ricetta “verace”, ma, credetemi, si sente, si sente e si sente. Eccome se si sente!... E il gazpacho che ne viene fuori non è quello “doc”, “dop”, ecc.

Ecco dunque la ricetta del GAZPACHO ANDALUZ, quello del “segador y del campesino”, del contadino e del falciatore, arsi dal sole andaluso: coloro che lo avevano ideato e che esisteva anche prima dell’evento colombiano con l’arrivo di pomodori, e peperoni.

Anticamente, anche ai tempi dei fenici e greci, si combatteva la calura con una zuppa fredda di pane raffermo, aglio pestato (per via delle infezioni intestinali), olio d’oliva, aceto e sale. E anche dopo gli arabi e gli ebrei la facevano.
Magari con qualche spezia: cumino, cardamomo: mio nonno paterno mi diceva da piccola che nel primo dopo guerra spagnolo, c’era tanta fame che quella era la cena estiva di molti andalusi e che si chiamava “cataba”...

Molti anni dopo, quando iniziai a occuparmi della storia dei cibi e della cucina, trovai, nel libro di APICIO " De Re Coquinaria", una sorta di “antenato” del gazpacho nell'antica Roma: una via di mezzo fra la panzanella e una zuppa fredda molto densa, con ortaggi, fra cui il cetriolo, spezie, erbe aromatiche, pane e persino formaggio...

Si chiamava “CATTABIA” (tegame) oppure “sala cattabia”, cioè tegame, oppure casseruola, salata...
Insomma, dalla “sala cattabia” romana alla “cataba” della postguerra di mio nonno, il passo è breve...

Invece, questa ricetta del GAZPACHO ANDALUSO che ora vi darò, è di mia nonna materna, Marina.
Mia nonna era una bella donna bruna, nata fra il Mediterraneo e l’oceano Atlantico, in una fetta di terra chiamata La Linea, che collega Algeciras con la britannica Gibilterra.

Un’estate di “mille” anni fa, quando mi trovavo dai nonni in campagna nelle lunghe vacanze estive, mia nonna, forze stanca di tentare d’insegnarmi a ballare flamenco, dato che ero - e sono- una sorta di orsacchiotta senza grazia, volle insegnarmi a preparare il gazpacho...
Ma come lo si faceva allora, quando non esistevano i frullatori, pestando gli ingredienti in un tegame di legno o terracotta: olio, pane, aglio e alcuni ortaggi freschi.

Io ero piccola e l'aglio mi sfuggiva da tutte le parti e nelle fretta di finire m'imbrattai poi di schizzi di pomodoro.

Allora mia nonna, prendendomi la mani con le sue, cominciò a pestare lentamente mentre dalla sua bocca uscivano, dolcissime, le note di un “cante” afflamencato, forse un vecchio canto della mietitura andalusa.
Un canto che non avevo mai sentito, che non ho mai dimenticato e che accompagnò i nostri movimenti:

“Con aceite y pan,
con ajos y sal,
majados en un perol,
prepara el gazpacho
el segador.

Aceite y sal,
pan y sol,
que alargan la vida
del segador."
...........
"Con olio e pane,
aglio e sale,
pestati nel tegame,
prepara il gaspaccio
il falciatore.

Olio e sale,
pane e sole,
che allungano la vita
del falciatore."

RICETTA DEL GAZPACHO ANDALUZ DEL SEGADOR

E sì, OLIO e PANE, AGLIO e un grande SOLE caldo, sono gli ingredienti principali del nostro gazpacho che di solito viene consumato molto freddo con guarnizione mista di dadini di pane, pomodoro e, volendo, cipollina fresca affettata sottilmente.

Se volete preparalo per 6 PERSONE (ma se vi rimane, mettetelo in frigo e bevetelo alle ore calde) ecco gli ingredienti.

Un chilo di POMODORI molto, ma molto maturi sbucciati, due PEPERONI verdi dolci, un CETRIOLO, due spicchi d'AGLIO e circa due etti e mezzo di PANE raffermo ammollato prima e ben sgocciolato; oltre naturalmente al olio d'oliva, il sale, aceto di vino bianco (non di Modena!, per favore) e acqua fresca a volontà.

Poi, siccome per fortuna esistono i frullatori, basta frullare il tutto tagliato a pezzetti: cominciando dall’aglio con sale, poi il peperone e il cetriolo, i pomodori e infine il pane.

Aggiungervi piano piano il condimento, come fosse una insalata, sale olio e aceto. Girare bene con una forchetta di legno e versarvi dell'acqua fredda finché prenderà la consistenza di una zuppa molto cremosa, ma non troppo densa.

Dopodiché servire il gazpacho molto freddo, meglio in tegamini di terracotta, e assaporarlo bene, perché vi sembrerà di sentire la vera essenza dell'Andalusia...
Olio e sale, pane e sole...

mercoledì 1 maggio 2013

crumble vegan

avevo provato la versione "normale" poi l'ho aggiustata togliendo burro e uova
300 gr di farina
150 gr di zucchero
1 bustina di lievito
1 cucchiaio di fecola di patate
60 ml di olio di semi
mezzo bicchiere di acqua fredda, circa

mescolare le farine lo zucchero e il lievito con l'olio,aggiungere acqua a cucchiai. impastare con le mani, formare 2 palle dello stesso peso
sbriciolare la prima sulla tortiera, spianando leggermente lo strato, in modo da poterci poi stendere la crema, stendere la crema di nocciole, ricoprire con l'altro impasto sempre sbriciolato, poi in forno a 180° per 30 minuti


stavolta ho messo la crema di nocciole per fare contento vangogh, ma secondo me con la marmellata rende meglio, o anche con le mele, avendo cura di tagliale a pezzetti e cuocerle un pò prima di farcire la torta


crema di nocciole

la ricetta l'ho trovata su questo blog: http://natural-mente-stefy.blogspot.it/
100 gr di cioccolato fondente
50 gr di nocciole tostate
60 ml di olio di semi
80 gr di zucchero di canna
100 gr di latte di soia
tritare le nocciole , il cioccolato e lo zucchero nel frullatore, aggiungere poi il latte e l'olio e mescolare ancora bene.
Volendo,fare cuocere a bagnomaria finchè la consistenza non sarà quella desiderata

io il passaggio del bagnomaria l'ho saltato, ho usato la cremina per farcire il crumble vegan


mercoledì 20 febbraio 2013

TORTA DI ARANCE DI API

La prima volta che l'ho mangiata fu a casa di un'amica che aveva organizzato un sontuoso tè a cui aveva invitato tutte, ma proprio tutte le sue amiche più care di una vita. Eravamo una ventina, e passammo un pomeriggio veramente fantastico. Sul buffet facevano bella mostra di se parecchie torte, ognuna con il suo cartellino esplicativo scritto artisticamente a mano, ricettina compresa, perchè si sa che in una riunione femminile in cui ci sono torte, devono esserci pure le ricette!
Ed ecco qua...
Ingredienti: zucchero 200 g., farina 300 g., burro 150 g., 1 bustina di lievito per dolci, 3 uova, 3 arance (succo e buccia grattugiata), mandorle dolci spellate e tritate 100 g., uvetta ammollata e strizzata 50 g.
Per la decorazione della torta: 2 buste di zucchero a velo e il succo di un'arancia.

Lavorare lo zucchero con le uova, poi aggiungere la farina, il succo delle arance, il burro fuso, l'uvetta, le mandorle e la buccia delle arance tritata e per ultimo il lievito. Versare l'impasto in una teglia imburrata e infarinata e cuocere in forno già caldo a 180° per circa 40-45 minuti. Far raffreddare completamente la torta. In una ciotola mescolare le due buste di zucchero a velo con due o tre cucchiai di succo di arancia fino ad ottenere una specie di crema densa che andrà spalmata con un coltello su tutta la superficie della torta. Consiglio poi di mettere la torta in frigo per permettere alla glassa di solidificarsi ed evitare che scivoli tutta sul piatto di portata.